Anello della Rupe

Descrizione

Il suggestivo percorso si snoda per una lunghezza di cinque chilometri tutto intorno al perimetro della rupe e consente di ammirare Orvieto ed il panorama che la circonda da una prospettiva inedita e sorprendente.

Cosa si vede lungo il percorso

  • Pareti tufacee della rupe, con cavità e antichi cunicoli etruschi
  • Necropoli del Crocifisso del Tufo
  • Panorami intorno alla città e i calanchi
  • Chiesetta rupestre del Crocefisso del tufo
  • Reperti preistorici

Il suggestivo percorso si snoda per una lunghezza di cinque chilometri tutto intorno al perimetro della rupe e consente di ammirare Orvieto ed il panorama che la circonda da una suggestiva prospettiva. Nel corso dell’escursione è anche possibile visitare alcuni importanti insediamenti archeologici, ma anche testimonianze preistoriche che aprono uno squarcio sull’origine geologica della città. I luoghi da cui si può accedere al cammino sono: Madonna del Velo, porta Vivaria, porta Rocca denominata anche porta Soliana, il palazzo Tiberio Crispo e il parcheggio dell’ex Campo della Fiera. Iniziamo il nostro percorso dall’accesso rappresentato dalla chiesa della Madonna del Velo dove si trovano le tracce di una delle porte medievali di accesso alla città. Proseguendo in direzione di piazza Cahen, troviamo la caratteristica chiesina del Crocifisso del Tufo che rappresenta un mirabile esempio giunto fino a noi di una piccola cappella scavata direttamente nella roccia del masso tufaceo sopra al quale sorge Orvieto. Il singolare luogo di culto, oggetto per secoli di frequentazione devozionale, contiene al proprio interno un crocifisso ricavato anch’esso nella roccia e risalente al 1500. Poche centina di metri più avanti, ci imbattiamo nella necropoli etrusca del Crocefisso del Tufo, il più importante e vistoso insediamento risalente all’epoca etrusca di Orvieto. Si tratta di un grande complesso funerario formato da circa duecento da tombe a camera a pianta rettangolare, di dimensioni estese ognuna per sei metri. Le tombe sono realizzate in blocchi di tufo, del tipo “a camera” e quasi tutte disposte lungo una rete di vie sepolcrali che formano un impianto ortogonale. Le tombe attualmente visitabili sono in massima parte destinate a singoli nuclei familiari.

Al momento della sepoltura le salme, cremate oppure inumate, venivano collocate nei sepolcri insieme ad un corredo funebre composto da oggetti che qualificavano il ruolo sociale del defunto. Qualche decina di metri più avanti ci imbattiamo nella cosiddetta Grotta della fungaia, un nome eloquente perché questa grande cavità naturale che, nell’antichità era stata utilizzata a lungo per estrarne pozzolana, venne successivamente impiegata per la coltivazione dei funghi che ancora oggi vi crescono abbondantemente grazie ad una giusta umidità e alle favorevoli condizioni ambientali. Un’altra cavita di grande interesse è quella denominata dei “tronchi fossili” che contiene resti paleo botanici risalenti a 350 mila anni fa, prima che si formasse il masso tufaceo di Orvieto, quando il territorio era coperto da grandi foreste formatesi per l’abbondante presenza di acque superficiali in seguito al restringimento del mare pliocenico. I tronchi fossili visibili nella grotta erano del genere conosciuto come “Cipresso delle paludi cinesi”, specie che vive in habitat paludosi ed umidi. Le piante sono state ricoperte e carbonizzate dalle colate piroclastiche composte da ceneri, lapilli, pomici e sono state inglobate nella roccia vulcanica in posizione di vita e abbattuti. Il colore scuro, dal marrone al nero, è indice di una iniziale carbonizzazione, originata dal contatto con materiale piroclastico ad elevata temperatura. Le sezioni dei tronchi possono raggiungere anche un metro di diametro e in alcuni degli alberi fossili è possibile individuare gli anelli di accrescimento mentre di altri è rimasta impressa nel tufo l’impronta della corteccia. Entrambe le grotte possono essere visitate su prenotazione.

Mentre sulla collina di fronte si intravede il monumentale complesso dell’abbazia dei santi Severo e Martirio, arriviamo alla necropoli etrusca della Cannicella. Qui nel 1884, in seguito alla scoperta di un muro in blocchi di tufo esteso per 50 metri, fu possibile identificare un santuario. Questo complesso, probabilmente legato a divinità del sottosuolo ed a pratiche religiose connesse con la celebrazione dei defunti. Dalla necropoli proviene anche la famosa “Venere di Cannicella”, una statua alta 80 centimetri raffigurante una donna nuda in piedi, con il braccio destro rivolto verso il ventre, ma mancante della mano. Il nostro percorso ai piedi della rupe ci conduce poco dopo ad ammirare dall’alto due monumenti simbolo della città come il pozzo di san Patrizio ed il tempo etrusco del Belvedere fino alla fortezza Albornoz. Lo straordinario pozzo di San Patrizio è una struttura costruita da Antonio da Sangallo il Giovane a Orvieto tra il 1527 e il 1537 per volere del papa Clemente VII, reduce dal Sacco di Roma e desideroso di tutelarsi nell’eventualità che la città in cui si era ritirato fosse assediata. Pertanto fu progettato proprio per fornire acqua in caso di calamità o assedio. Durante le assenze di Antonio da Sangallo l’esecuzione veniva seguita da Giovanni Battista da Cortona; le parti decorative sono di Simone Mosca. I lavori furono conclusi durante il papato di Paolo III Farnese (1534-1549). Il tempio etrusco del Belvedere venne scoperto casualmente nel 1828 durante i lavori per costruzione della vicina strada. Risale probabilmente al principio del V secolo a.C. ed ebbe vita fino ai primi decenni del III secolo a.C. La fortezza Albornoz è una struttura di origine medievale e a cui si può accedere da piazza Cahen. All’interno della rocca dove si trovano i giardini pubblici più grandi della città, sono presenti alcune opere bronzee dello scultore statunitense Jack Zajac e si trova anche la casa natale del giornalista Luigi Barzini. Si arriva infine a Porta Maggiore, il più antico accesso monumentale alla città già da epoca etrusca posto sulla via che porta al lago di Bolsena. Da qui si snoda un altro sentiero del Parco archeologico ambientale dell’Orvietano, il “Sentiero del Sasso Tagliato” che conduce al borgo di Sugano passando per gli scavi archeologici del Campo della Fiera.

Immagini

Consigli Utili

  • Attrezzatura: Si consigliano scarpe da trekking o comode per camminare su sterrato. È bene portare acqua, soprattutto nelle giornate più calde.
  • Miglior periodo: Il percorso è visitabile tutto l’anno, ma per godere al meglio del panorama è preferibile evitare le ore più calde d’estate.
  • Con i bambini: Il sentiero è adatto anche ai bambini, purché abituati a camminare.
  • Passeggiata con vista: Partendo in senso antiorario dalla Fortezza Albornoz, si può godere di una vista panoramica spettacolare sulla valle sottostante

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Dettagli Cammino

Distanza: 4,74 km
Tempo di percorrenza: 1,5 – 2 ore
Difficoltà: Facile – Media (alcuni tratti con brevi salite)
Tipologia: Percorso ad anello
Punto di Partenza: Si può iniziare il percorso da vari punti, tra cui: Parcheggio di Campo della Fiera, Zona di Porta Maggiore, Area di San Giovenale, Piazza duomo scendendo dalle scalette