Il nome “Ficulle” deriva probabilmente dal latino “Figulus” che significa “vasaio”, riferimento alla tradizione della terracotta del borgo. Le radici di Ficulle risalgono all’epoca della civiltà etrusca, come sembrerebbero dimostrare le grotte della Madonna della Maestà, ritenute dagli archeologi sepolcreti di carattere rurale. Le tracce più evidenti della storia di Ficulle risalgono tuttavia all’epoca romana: qui i Romani avevano, infatti, un posto di osservazione che dominava la Via Traiana, o Cassia Nuova, una delle più importanti direttrici di comunicazione tra Roma ed il nord della penisola. Testimonianza di questa epoca è un cippo marmoreo dedicato al dio Mitra ritrovato nei pressi del paese qualche secolo fa ed oggi conservato nella chiesa di santa Maria Vecchia. Ficulle ha anche dato i natali a colui che viene unanimamente considerato il fondatore del diritto canonico, il monaco Graziano vissuto intorno all’anno mille ed autore del “Decretum Gratiani”. Una produzione artigianale tipica del paese è il “coccio di Ficulle”, ottenuto dalla cottura dell’argilla e prevalentemente si distingue per due colori: il marrone manganese, colore derivante dalle argille bianca di località Le Piane e nera proveniente dai terreni verso Montegabbione ed il tipico verde ramina generato dalla sapiente miscela di rame e zolfo. Della produzione del coccio, essendo per lo più legata a prodotti per l’uso quotidiano, si trovano tutt’ora ziriper contenere l’olio), pignatte per la cottura dei cibi, piatti, bicchieri e panate per acqua e vino. A questo tipo di produzione si affianca, in misura minore, anche quella di vasi, anfore ed altre realizzazioni da arredo.