Il turismo umbro è uscito pienamente dalla crisi pandemica ma resta in cerca di un’identità pienamente competitiva. È quanto emerge dal report Dataview – Il barometro dell’economia territoriale, curato da Unioncamere e dal Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con la Camera di commercio dell’Umbria. Il confronto tra le due province fotografa un sistema a due velocità. Perugia si muove meglio, con dati positivi su alcuni parametri, discreti su altri, ma ancora insoddisfacenti. Terni invece fatica ad affermarsi, restando nelle retrovie della classifica nazionale in quasi tutti gli indicatori. Tra i sei parametri considerati, quello delle presenze turistiche per chilometro quadrato di superficie consumata è uno dei più significativi. Il concetto, definito da Ispra, indica quanto turismo genera il territorio già urbanizzato, cioè la parte che può effettivamente ospitare strutture ricettive. In questo indicatore – riferisce l’ente camerale umbro – la provincia di Perugia si posiziona al 41/o posto – sulle 107 province italiane – con 16.819 presenze per kmq, un dato che la colloca nella parte medio-alta della classifica nazionale. Terni si ferma a 9.350 presenze per kmq (63/o posto), evidenziando un’attrattività inferiore di circa la metà rispetto al capoluogo regionale.
Entrambe le province, comunque, sono ben lontane da fenomeni di overtourism, con ampi margini di crescita sostenibile. Il parametro che sorride di più all’Umbria è la variazione percentuale delle presenze turistiche 2019-2024. Perugia segna +15,15%, collocandosi al 23/o posto. Terni registra +11,50%, guadagnando la 33/a posizione. “Un segnale forte: l’Umbria ha recuperato e superato i livelli pre-Covid, mostrando una capacità di adattamento che merita attenzione. Il dato premia gli sforzi fatti per attrarre visitatori anche fuori dai grandi flussi tradizionali – sottolijnea la Camera di commercio – e conferma che il turismo locale ha tenuto botta alla crisi sanitaria, rilanciando la propria offerta”. Buona anche la performance sull’indice di concentrazione mensile delle presenze turistiche, basato sul coefficiente di Gini. Minore è il valore, più il turismo è distribuito lungo l’anno. Perugia è a 0,259 (37/o posto), Terni a 0,253 (35/o posto). Meglio della media nazionale, con Terni che supera lievemente Perugia. È l’unico parametro in cui il Ternano si piazza meglio del Perugino, segno che il suo turismo è meno stagionale, e dunque potenzialmente più resiliente. I due parametri relativi all’universo AirBnb evidenziano una debolezza strutturale dell’offerta extra-alberghiera. Nel 2024, Perugia conta 2,02 alloggi medi annui disponibili per kmq nell’universo AirBnb (50/o posto), Terni appena 1,48 (63/o posto). Peggio ancora va sul fronte dell’occupazione media annuale degli alloggi: 22,21% per Perugia (65/a), 20,74% per Terni (77/a).
Emerge quindi una scarsa capacità di attrarre prenotazioni effettive. Il sesto parametro misura l’incidenza del valore aggiunto di alloggio e ristorazione sull’economia provinciale. Anche qui, l’Umbria fatica a lasciare il segno. Perugia si attesta al 3,93% (51/o/ posto), Terni al 3,39% (70/o posto). Un dato che sottolinea come il turismo, pur presente, nella regione abbia da guadagnare e possa guadagnare spazio e posizioni nella scala del Pil regionale. In sintesi, “la provincia di Perugia – spiega la Camera di commercio – mostra segnali di vitalità, ma resta lontana dalle aree leader. Terni arranca, con risultati troppo timidi per ambire a un posizionamento competitivo. L’Umbria ha le carte per crescere: una domanda in aumento, una buona destagionalizzazione, un’offerta ancora espandibile. Ma i nodi restano: pochi alloggi moderni, basso utilizzo delle strutture esistenti, incidenza economica al di sotto di quella della maggioranza delle province italiane. Serve un cambio di passo. Non basta esserci: bisogna competere. E il turismo, se sostenuto da investimenti, formazione e promozione efficace, può diventare finalmente un motore strutturale dell’economia regionale”.



