Il suggestivo complesso archeologico del pozzo della Cava si snoda attraverso nove sotterranei che ospitano interessanti ritrovamenti etruschi, medievali e rinascimentali riportati alla luce solo negli ultimi anni, dopo diversi secoli di abbandono.
Il profondo pozzo della Cava, da cui l’intero sito prende il nome fu scavato, utilizzando una preesistenza etrusca ancora visibile, per volere di Papa Clemente VII che, rifugiatosi ad Orvieto nel 1527, ne ordinò la realizzazione per potervi attingere acqua sorgiva in caso di assedio. Quanto ai motivi della sua chiusura al pubblico, avvenuta per volontà comunale nel 1646, una credenza popolare vuole che vi siano stati gettati cinque ufficiali francesi che avevano tentato di violentare alcune ragazze della via. Accanto al pozzo è possibile ammirare, tra gli altri ritrovamenti, una cisterna etrusca, qualche butto, le fondamenta di una casa-torre duecentesca, una cantina medievale e i resti di alcune tombe rupestri arcaiche, che rappresentano le uniche sepolture risalenti al primo periodo di permanenza degli Etruschi ad Orvieto finora rinvenute nel nostro territorio. Di grande interesse anche i locali adoperati nel Medioevo e nel Rinascimento per produrre ceramica: sono visibili i resti di due fornaci e parecchi frammenti di terracotta, maiolica e lustro, oltre ad alcuni stampi e strumenti di lavoro originali.