
Secondo uno studio, 52 regioni europee di Bulgaria, Grecia, Cipro, Spagna, Francia, Italia, Portogallo e Romania sono destinati a perdere forti flussi turistici.
Articolo tratto da www.acliardegna.it
In una delle annate più complicate per il turismo europeo nel corso della quale le conseguenze del cambiamento climatico (temperature elevate, scarsità idrica, incendi e alluvioni), l’inflazione e la crisi economica hanno ridotto le presenze turistiche in molte delle aree costiere simbolo dell’industria turistica europea, è arrivato un report che pone parecchie ombre sul futuro del comparto. Poche settimane fa, il Joint Research Center dell’Unione Europea ha pubblicato un report intitolato “Regional impact of climate change on European tourism demand” (Matei, N.A., García-León, D., Dosio, A., Batista e Silva, F., Ribeiro Barranco, R., Císcar Martínez, J.C., Regional impact of climate change on European tourism demand, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2023, doi:10.2760/899611, JRC131508).
Lo scopo della ricerca è capire in che modo le conseguenze del cambiamento climatico – e in particolare le temperature elevate nei mesi estivi, l’umidità, il vento, le precipitazioni e la presenza di cielo nuvoloso – possano influire sulla domanda turistica nei diversi stati europei.
Lo studio dimostra che la temperatura è una variabile rilevante nella scelta della destinazione turistica e i turisti preferiscono una temperatura confortevole durante le loro vacanze.
Con un aumento della temperatura media pari a 1,5°C, si prevede che la maggior parte (80%) delle regioni europee sarà influenzata dai cambiamenti climatici solo in misura piuttosto ridotta, con una fluttuazione nel numero di turisti che visiterà queste regioni che oscilla tra il -1% e il +1%. Il calo maggiore è stimato a Cipro (-1,86%), mentre l’aumento massimo potrebbe verificarsi in una regione costiera finlandese (+3,25%). I risultati sono piuttosto simili per lo scenario che prevede un aumento della temperatura media pari a 2°C.
Al contrario, se prendiamo in considerazione gli scenari di riscaldamento di 3°C e 4°C, si prevedono cambiamenti significativi nei modelli di domanda per l’Europa. Infatti, le regioni dell’Europa centrale e settentrionale saranno più attraenti per le attività turistiche durante tutto l’anno, mentre le aree meridionali e mediterranee vedranno una considerevole perdita di turisti. Con un riscaldamento globale di 4°C, l’80% delle regioni aumenterà la propria domanda turistica rispetto al 2019 e si prevedono tassi di crescita superiori al 3% nel numero di pernottamenti per 106 regioni site nell’Europa centrale e orientale, in Scandinavia, nelle Isole Britanniche e in alcune regioni atlantiche della Spagna. All’opposto, 52 regioni europee site tra Bulgaria, Grecia, Cipro, Spagna, Francia, Italia, Portogallo e Romania perderanno flussi turistici rispetto al presente.
Le regioni costiere e insulari sono notoriamente molto vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici come conferma anche questa analisi, in cui si prevede che le regioni costiere subiranno i maggiori impatti sulla domanda turistica per gli scenari di riscaldamento più elevati. Il 63% delle regioni europee che subiranno variazioni negative superiori al 5% nelle presenze turistiche è costituito da aree costiere: se si registrerà +16% nel Galles occidentale, si avrà -9% nelle Isole Ionie greche. Inoltre, la diminuzione maggiore di presenze turistiche (<-5%) è prevista nelle regioni di Cipro, Grecia, Spagna, Italia e Portogallo, mentre la crescita maggiore (>+5%) è distribuita tra Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.
Oltre alla ridistribuzione geografica, si prevede che anche gli schemi stagionali del turismo europeo saranno notevolmente modificati: i mesi estivi diventeranno meno attraenti, mentre le stagioni di spalla e quelle invernali saranno più attraenti grazie al miglioramento delle condizioni climatiche. Le regioni costiere del Nord Europa dovrebbero registrare un aumento sostanziale (>+5%) della domanda durante l’estate e l’inizio dell’autunno, mentre all’opposto, le regioni costiere meridionali perdono fortemente (<-10%) i loro flussi turistici estivi rispetto ad oggi, soprattutto negli scenari climatici più caldi (3°C e 4°C). In queste ultime regioni, il calo della domanda estiva è in qualche modo compensato, anche se non del tutto, dagli aumenti registrati in primavera, autunno e inverno. Per quanto riguarda gli altri tipi di regioni, per quelle urbane si prevedono diversi spostamenti della domanda tra i livelli di riscaldamento considerati, a seconda anche della posizione geografica in cui si trovano, mentre per le regioni montane nevose dell’Europa centrale si prevede un aumento minimo del numero di pernottamenti durante le stagioni di spalla e in inverno, compreso tra +0,19% e +2%, sempre a seconda dello scenario di riscaldamento.
Se ci si concentra sull’Unione Europea nel suo complesso, si prevede un aumento della domanda turistica nelle stagioni di spalla primaverile (marzo-maggio) e autunnale (settembre-novembre), aumento che si accentua con il grado di riscaldamento considerato. L’evoluzione simulata a livello di Paese della domanda turistica rispetto al 2019 è riportata nella tabella sotto. L’effetto complessivo sulla domanda turistica dell’Unione Europea è positivo in ciascuno degli scenari di riscaldamento considerati, dove i paesi del nord e quelli scandinavi compensano, gli stati meridionali che subiscono riduzioni della domanda turistica in tutti gli scenari di riscaldamento globale, con cali considerevoli a Cipro, Grecia, Spagna e Portogallo.
Cosa succede all’Italia? Nello scenario peggiore, l’Italia perde solamente l’1,69% delle presenze turistiche. Se andiamo a vedere il fenomeno turistico nei paesi con una performance prevista peggiore, vediamo che tutta la domanda turistica di Cipro è legata al turismo costiero, così come l’80% del turismo greco, il 45% del turismo portoghese, il 39% del turismo bulgaro il 26% del turismo spagnolo, mentre solo il 35% della domanda turistica italiana è legata al turismo costiero. L’Italia ha anche una quota di turismo urbano e montano e il 45% di turismo misto. La Slovenia, con un clima più continentale, e quota molto elevata di turismo misto mostra una crescita dell’1,8% (pur non avendo le dimensioni, la varietà e attrattori celebri come quelli italiani). Il dato italiano è perciò il risultato medio di effetti che probabilmente sono molto diversificati: se guardiamo i dati sardi e li confrontiamo con quelli delle altre nazioni europee, possiamo ipotizzare una maggiore similitudine con Cipro o la Grecia, che pure ha un notevole flusso turistico legato al patrimonio archeologico.
La ricerca ci avverte, perciò, che a fronte di un clima che nei mesi estivi determinerà un crollo delle presenze turistiche, è possibile compensare le perdite puntando sulla diversificazione del prodotto turistico, con prodotti legati alle aree urbane, ad attrattori storico-archeologici e culturali, ad aree naturali fruibili tutto l’anno per spingere sulla destagionalizzazione, portando i turisti dai quattro mesi estivi (da giugno a settembre) a quelli autunnali, invernali e primaverili e dalle coste all’interno. Considerando che il cambiamento climatico avrà impatti notevoli non solo sulle coste, ma anche su altri attrattori naturali, dal paesaggio alla presenza e ai tempi delle specie migratorie o svernanti, occorrerà costruire strategie e politiche che permettano di sviluppare le opportunità legate a forme turistiche svincolate da questi elementi, come il turismo congressuale o scolastico, quello scientifico e quello matrimoniale, solo per fare degli esempi.



