Fabro vede la luce nell’Alto Medioevo, ma vanta una storia geologica molto interessante. Il suo territorio è infatti composto di un grande accumulo di sabbie e argille plio-pleistoceniche di origine marina che costituì il fondale dell’antico Mar Tirreno. La presenza di argille e crete di origine marina dilavate dall’erosione degli agenti atmosferici ha provocato nella zona sud-orientale del comune di Fabro un fenomeno geomorfologico molto interessante ed affascinante, i cosiddetti calanchi. Il toponimo del paese deriva probabilmente dal latino “faber”, ovvero fabbro, una delle professioni più diffuse nella zona nella quali gli abitanti del paese sembra fossero particolarmente versati, tanto da essere famosi e richiesti anche nelle zone circostanti. Il nucleo del paese si è sviluppato intorno al castello fondato nell’anno mille e diventando un importante presidio fortificato, conteso tra potenti famiglie come i Filippeschi e i Monaldeschi. Il Comune di Orvieto possedette il castello fino al 1654, quando il feudo fu comprato dal marchese Carlo Maria Lanci. In quello stesso anno il feudo fu elevato marchesato da Papa Innocenzo X, come attestato dai documenti presenti nell’archivio storico comunale. Nello statuto del castello compaiono anche la moglie, la Marchesa Girolama Chigi Lanci, della famiglia Chigi di Viterbo, che morì nel 1677, e il figlio Francesco Antonio Lanci. Per via ereditaria, il castello fu anche breve possesso della famiglia Bichi di Siena, nella figura di Galgano Bichi marito di Girolama, figlia del marchese Lanci, come testimoniato dal libro dei Proventi del castello del 1639-1754, conservato in comune.
Successivamente feudo e marchesato, è diventato un comune autonomo, crescendo notevolmente con l’arrivo della ferrovia e dell’autostrada, e oggi unisce l’antico borgo medievale con zone moderne come Fabro Scalo e Colonnetta. Consigliata una visita alla frazione di Carnaiola, l’antica roccaforte sul Muro Grosso, una sorta di diga costruita intorno al 65 d.C. per arginare le acque del Clanis, il fiume che rese la Val Di Chiana così fertile e rigogliosa.